Fotografia analogica: come ha cambiato il mio modo di scattare

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Oggi vorrei parlarvi di quanto la fotografia analogica abbia influenzato il mio approccio fotografico e il mio modo di lavorare con la fotografia.

Sono Francesca e sono una fotografa di matrimonio e ritratto.

Come la fotografia analogica ha cambiato il mio modo di scattare

Visualizzazione prima dello scatto

Una macchina fotografica analogica, come ben sapete, non ci dà molte possibilità di errore. Ogni rullino riesce a ospitare circa 36 pose, ossia 36 immagini. Se abbiamo a disposizione solo 36 possibilità di portare a casa un’immagine qualitativa, non possiamo di sicuro avere il grilletto facile.

Ecco perché scattare con l’analogica insegna ad essere più “parsimoniosi”, a visualizzare bene lo scatto prima di premere sul tasto dell’otturatore. Abbiamo poche possibilità di riuscita, e dobbiamo essere abili a visualizzare il risultato finale, tenendo conto dell’ inquadratura e di una corretta esposizione.

Scattare con una reflex a pellicola mi ha insegnato a “pensare” bene lo scatto prima ancora di farlo, a esaminare tutte le variabili e scattare solo quando tutte le condizioni sono favorevoli.

Con la fotografia a pellicola non esiste il “vediamo com’è venuta questa”, perché lo scoprirai qualche settimana dopo, quando il rullino tornerà dal laboratorio di sviluppo.

Fotografia analogica: meditazione e radicamento

Per visualizzare il nostro scatto è indispensabile essere iper concentrati su quello che abbiamo attorno, su come cade la luce, su come i soggetti interagiscono con noi e con l’ambiente, sulla palette colori se stiamo scattando a colori, sulle geometrie della luce se stiamo scattando in bianco e nero, ecc…

E’ indispensabile ottenere un buon livello di radicamento, di presenza. Mi piace chiamare la fotografia analogica “fotografia meditativa“, perché è pensata, e perché richiede presenza fisica e mentale. Porta con se’ tutti gli elementi di quel preciso istante che stiamo vivendo. E’ un contenitore di esperienze e di vita.

Effetti sul mio lavoro di oggi

Scatto pochissimo, ma riesco a portare a casa una discreta quantità di materiale. Investo sulla qualità dello scatto. Ho allenato la mia capacità di visualizzare il risultato finale e ho imparato ad interpretare la luce, per ottenere sempre il meglio da ogni condizione.

Inoltre sono partecipe e presente durante le mie sessioni di ritratto. Riesco a non farmi distrarre dai tecnicismi e mi concentro unicamente sulle sensazioni e sull’atmosfera del momento. Questo mi permette di creare scatti molto intimi ed emozionali, cosa che non sarei in grado di fare se fossi impegnata a settare continuamente la macchina.

Scatto ancora a pellicola?

Utilizzo ancora la mia macchina analogica, una splendida Canon AV-1 che mi accompagna durante i miei viaggi. Per lavorare mi affido alla praticità ed efficienza del digitale, ovvio. Tuttavia scattare a pellicola ha ancora il potere di calmare la mente e farmi vivere nel qui e ora.

By Francesca

Francesca Burdisso è una fotografa di matrimoni. Ama l'autenticità e la naturalezza, ma anche i film romantici, il cibo piccante e la fotografia analogica.

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